domenica 12 febbraio 2017

Noi formiamo poeti

  

Da quando è nata nell’ormai lontano 2003, la nostra associazione si è sempre dedicata alacremente a creare progetti sulla poesia. All’inizio da buoni novelli, cercavamo le soluzioni più complicate, lunghi percorsi di dieci incontri, pensati sui manuali di retorica e di linguistica. Era giusto, era una fase di ricerca ed è servita per assorbire le tecniche che lentamente sono evaporate fino all’essenziale.

Oggi, con i bambini della scuola primaria e della secondaria di primo grado, riusciamo a creare dei componimenti in rima in appena un incontro. Alla biblioteca di Vaiano avevamo due animazioni con i piccoli di seconda elementare. Il progetto in questione si chiama Che verso fa il poeta?

In circa novanta minuti riusciamo a tirar fuori due poesie di una decina di versi ciascuna, ma non prima di aver riempito l’ambiente dell’incontro con rime selezionate alla bisogna per attivare nei nostri uditori il senso del ritmo, il gusto per l’invenzione poetica nonché il piacere per le parole in rima. Nei primi minuti ci giochiamo sempre la carta del dialogo, creando un’atmosfera necessaria all’accettazione reciproca. Bambini e insegnanti non ci conoscono per cui è indispensabile che riescano a fidarsi di noi per arrivare a consegnarci creatività e percezioni. Inoltre quello della poesia è un gioco gentile e se non mettiamo in chiaro che le parole sono a portata di mano e che si possono anche inventare finiremmo per ottenere solo una lunga lista di verbi all’infinito.

Passati questi cinque minuti dove spesso mettiamo a nudo le nostre debolezze, il sonno, la fiacca, la fame, i dolori agli arti, estraiamo dalla valigia una poesia di Aldo Palazzeschi, E lasciatemi divertire. È stata scritta nel 1910 ma i bambini si fanno certe ghignate! Offre molti spunti interessanti, dalla rima all’onomatopea, dall’invenzione del linguaggio al ritmo altalenante dei versi misti. C’è un punto in cui il poeta mette in colonna le cinque vocali e ai bambini basta un cenno per conquistarli alla partecipazione corale. Vinta ogni resistenza verso un argomento che poteva risultare eccessivamente didattico passiamo al sempreverde Fosco Maraini, reso ancora più attuale da un video virale del Lonfo che qualche mese fa intasava le chat di adulti e adolescenti. Noi leggiamo E gnacche alla formica ammucchiarona. Il libro ovviamente è La gnosi delle fànfole. La formica ci dà il “la” a chiedere ai bambini se conoscono la fiaba di La Fontaine La formica e la cicala alla quale si ispira. A volte sì a volte no, ad ogni modo la raccontiamo con dei cerchi narrativi. Alla fine chiediamo da che parte stanno. I piccolissimi sono quasi sempre a maggioranza formica. Dalle medie in poi le cicale iniziano a far capolino più vivaci.

A questo punto leggiamo la versione di Maraini, con quell’enfasi necessaria a dar colore al linguaggio metasemantico che l’autore sfodera con nonchalance. Questa poesia ci apre la via a un libro del quale siamo innamorati ovvero Versi perversi di Roald Dahl, nella bellissima traduzione di Roberto Piumini. Sono tutti componimenti in rima che ripropongono fiabe classiche come I tre porcellini o Cappucetto rosso rivisitati con ironia e genialità proprie dell’autore de La fabbrica del cioccolato. Piumini poi è bravissimo nel restituirceli in versi endecasillabi in rima baciata. Con queste poesie si creano le basi necessarie per il laboratorio di invenzione poetica che adesso faremo con il nostro gruppo. Dividiamo la classe in due, Gialli e Rossi. Distribuiamo coppie di parole in rima gialle ai gialli e viceversa. Il primo passo che devono fare i bambini è riconoscere la parola che rima con la loro. A quel punto, su una lavagna a fogli mobili tracciamo una linea verticale per dare a ogni componimento il suo spazio vitale. Partiamo con i gialli? Partiamo con gialli… Beh a questo punto non c’è più molto da spiegare. Meglio lasciare la parola a loro.
Le coppie di parole in rima sono: festa-cresta, cori-colori, ragno-stagno, sale-vale, gatto matto



La festa di tutti i colori
Gruppo gialli

C’era una bella festa
Di un ragazzo con la cresta
Uccellini cantano i cori
Con tantissimi colori
Si arrampica il ragno
Su un ramo dello stagno
E per mangiare tanto sale
Ha chiamato la sua amica vale
Però arrivava un gatto
Che era proprio matto



Il gatto rock
Gruppo rossi

C’era un nero gatto
Sempre tutto matto
Mangiava pane e sale
Il nome del gatto era Vale
Tatuato a colori
Faceva tanti cori
Gli piaceva fare festa
Prendendosi la cresta
La cresta fatta a ragno
Bagnata nello stagno

lunedì 6 febbraio 2017

Doccia Dadaista


La pioggerella a spruzzolo ci ha bucherellato le gote, ma noi più spavaldi del ciuffo di Trump, andiamo a raccontar Duchamp. Il clima ci mette in gara? E giù coi ritagli di Tristan Tzara. Che soffi la bora o gli alisei, abbiamo in tasca foto di Man Rey?
Che il dado cada come cada, a Sesto oggi si fa arte Dada.

Arrivano… Una quarta elementare scalpita al portone in legno della biblioteca Ernesto Ragionieri di Sesto Fiorentino. Noi in valigia abbiamo una presentazione sul Dadaismo e le scatole ricolme di oggetti da mettere sotto l’occhio curioso, indagatore e critico di un gruppo di 25 dadaisti in miniatura.
Salve siamo Margherita e Andrea, oggi è stata più dura del solito arrivare fin qua… Non solo il calduccio del piumone, ma anche la pioggerella come aghi in faccia, non ci ha aiutato per niente. Ma diteci un po’ una cosa! Vi capita mai di fare qualcosa di assolutamente assurdo quando siete sovrappensiero o tra il sonno e la veglia? Come mettersi le scarpe e accorgersi di averne una di un tipo e una di un altro, o due sinistri? Svettano le mani in alto… Una rapina di racconti.
“A me una volta è successo che ho messo l’astuccio nel frigo” e ancora “Io una volta sono uscita in pigiama, cioè mi sono messa la felpa, il cappotto ma non mi ero accorta di non aver tolto il pigiama”. Forte la bambesia. Se solo sapesse che a noi succede regolarmente ogni domenica mattina e non perché siamo sovrappensiero ma per inedia.
Poi arriva uno e, un po’ per vincere la concorrenza, la spara grossa, ma la prendiamo per buona perché è grottesca. “Io una volta ero in bagno e ho inzuppato lo spazzolino nell’acqua del water”. Provocazioni? Tentativi di sovvertire l’ordine delle cose? Messa in discussione della realtà oggettiva? A otto anni no, ma i Dadaisti partivano proprio da lì. Questo gruppo di artisti che si espresse per un lustro tra la Svizzera e New York a partire dal 1916 aveva come manifesto fondante una profonda e incisiva rielaborazione del mondo convenzionale che aveva portato l’Europa in guerra. Ma come glielo spieghi ai bambini? Parola agli artisti. 
Cos’è questo? Un orinale! Beh si ma qui diventata una fontana. 
E questa chi è? È la gioconda, però ha i baffi e il pizzetto… E voi? Le avete mai disegnate le facce dei modelli o delle modelle delle riviste? Chi più ne ha. Denti neri,  corna, nasi, baffi e barbe. Brufoli e denti aguzzi, sigarette e occhi viola. Dadaisti nell’anima. Allora provate a spiegarci questo. Secondo voi perché Margherita può scrivere la frase: mentre aspettate, ricordate gente, ho escogitato ricette incredibili. O perché Andrea può scrivere: andando nelle discariche raccattai elementi artificiali.
Smitragliata di opinioni, le più disparate. Nessuna arriva al segno. La più singolare dice che siccome Andrea raccatta elementi artificiali allora Margherita può fare una torta. Risate. Ma non ci siamo. 

Lasciamo il quesito in sospeso e raccontiamo una storia che si chiama Coffe break di Tappari.
L’artista ha fotografato con un macro parti di una caffettiera che adesso sembrano altro. Un boia dalla lacrima facile, pesci a bocca aperta, Batman. Alla fine della storia i bambini riescono con un giro
di idee ad arrivare alla caffettiera. Allora forse sono pronti per mettere mano all’opera.







Li dividiamo in cinque gruppi e diamo loro le seguenti consegne. Dovranno osservare un oggetto che gli consegniamo, quini dovranno intervenire con aggiunte e modificazioni per farlo diventare altro. Infine dovranno scrivere una didascalia con ritagli di giornale che dia il senso della loro opera. Dovranno poi ripulire il tavolo di lavoro e lasciare l’opera proprio nel centro, in modo da creare un percorso come in un museo dove passeremo tutti insieme a vedere e farci raccontare gli elaborati.
Iniziamo. Una vecchia spillatrice rotta, una spazzola di saggina, una tazzina da caffè, un barattolo di alluminio bucherellato e dipinto di bianco e una rocca di filo di lana.
Confronti, conflitti, musilunghi, risate, esclamazioni, brusio e vocio… La tazzina va in frantumi. Silenzio. Ci avviciniamo al gruppo e, raccogliendo i pezzi, proponiamo ai ragazzi di lavorare con l’intervento occorso. Adesso la tazza è già qualcos’altro, ma può ancora trasformarsi, in cosa? Beh decidetelo voi.
Dopo quindici minuti i risultati sono esilaranti.
Los spazio viene preparato e la grande sala dei libri per ragazzi della biblioteca di Doccia si trasforma in una galleria d’arte.
La spillatrice è diventata una balena, ma non una balena normale bensì Una balena star, una volta una balena.



La spazzola di saggina è diventata il parrucchino di Dylan l’incredibile. 
I pezzi della tazzina hanno dato vita a un pesce che uscendo fuor d’acqua respira Un tocco di libertà. Il barattolo con il tappo del Scienza papera con un manifesto programmatico. Infine l’opera del conflitto. I bambini artisti si sono scontrati, arrabbiati, hanno fatto e disfatto. Si sono mangiati il tempo e non sono riusciti a fare il collage di parole e Miscuglio di forchette, boso anzi iboso che sembra un coso. E loro malgrado non potevano essere più dadaisti di così.
scontenti del loro risultato hanno chiamato l’opera
termos è diventato un papero robot che annuncia la sua





Bene l’incontro è finito e possiamo lasciare la stanza… Ma i pargoli non se ne vanno vogliono sapere perché Margherita ha scritto, mentre aspettate, ricordate gente, ho escogitato ricette incredibili e Andrea, andando nelle discariche raccattai elementi artificiali. Beh noi glielo abbiamo detto e loro hanno fatto… Aaaaaah! Ecco perché.
Secondo voi?
Un saluto


Alla prossima.

lunedì 9 gennaio 2017

Noi siamo gli Allibratori


Venghino venghino, siore, siori!

Stanno arrivando gli Allibratori!

Ognuno reca con sé le strenne

Ben travestiti da babbi e renne […]



Ed eccoci qua. Siamo gli Allibratori, una forza della natura che da quasi tre lustri stringe il morso del libro e si fa condurre dalle briglie delle storie per i sentieri tracciati dai lettori, e anche da quelli che non sono lettori, e anche da quelli che: Io? Nemmeno Pinocchio, profe, nemmeno Pinocchio.

Gli Allibratori hanno ideato e dato vita a progetti che negli anni hanno coinvolto centinaia di ragazzi a sfidarsi sui libri e a guardare negli occhi gli scrittori per dir loro a brutto muso: ehi il tuo libro mi ha fatto sognare… oppure, Cambia mestiere perché se pensi di portare a casa il pane con quello che scrivi ti ritroviamo alla mensa della Caritas. Noi abbiamo trasformato dei timidi lettori in Cacciatori di testi, e per le nostre mire sono passati personaggi come Sandro Veronesi, Tiziano Scarpa, Dacia Maraini, Valerio Massimo Manfredi, Fabio Genovesi ecc. ecc. e molti altri ne passeranno ancora.

Noi siamo gli Allibratori, e non abbiamo paura di caricarci sulle palle una valigia
ricolma di quindici tomi freschi di stampa e portarla in giro nelle scuole superiori, aprirla con piglio sulla scrivania che si concede il professore di italiano di turno e cominciare ora a leggere, ora a raccontare la storia di ogni romanzo che avvince, appassiona fa innamorare… fatati flauti dei libernauti e proprio quando il protagonista è sul punto di affrontare le sue paure e gridare in faccia al mostro a sette teste che lui non sarà mai…

Noi siamo gli Allibratori e quando voi vi scansate per strada vedendo passare un nugolo bociante di ragazzetti delle medie, beh sappiate che è molto probabile che quelli stiano rimuginando le storie che gi abbiamo appena raccontato. Vanno di fretta e sanno di fritto, quei cosi dismetrici prodotto della pubertà, ma se li incrociate sui mezzi pubblici con un libro tra le mani fateci caso, magari se ne stanno lì a sedere a sfogliare le pagine di un testo d Leggere che piacere.

Noi siamo gli Allibratori e ci vedrete in ogni singola biblioteca della vostra città, e se non ci avete ancora visti la colpa è vostra che non ci avete chiamati. Abbiamo tutte e carte in regola per prendere voi e i vostri famigli e condurvi, al suono di immagini coloratissime, per i sentieri dei nidi del libro. Ne volete di più? Abbiamo valigie fantastiche che aprono finestre su mondi di sogno, abbiamo personaggi incredibili che divorano storie e le moltiplicano in ceste di vimini per poi restituirvele a manciate, abbiamo poesie che aspettano solo la vostra prossima rima per andare avanti, che poi no le trattiamo coi guanti bianchi della nostra esperienza e ogni verso è una ripartenza dal luogo sommerso in cui è inciampata la vostra fantasia fino al cielo terso dove vola ogni poesia.

Noi siamo gli Allibratori e abbiamo girato il mondo e continuiamo  girarlo… A ogni giro mettiamo in valigia una manciata di sassolini bianchi stando ben attenti a lasciare sul sentiero a intervalli regolari un sassolino beige. Dagli Appennini alle Ande, da Firenzuola al Machu Picchu, dalla Maremma alla Pampa, da Scarlino a Buons Aires, non siamo fatti mancare niente. A dorso di mulo abbiamo accompagnato la biblioteca itinerante più stravagante del pianeta e con il Biblioburro siamo andati a raccontare storie all’ombra dell’esplosione di fiori lilla di una buganville gigante nel cuore della regione Magdalena a nord della Colombia.


Noi siamo gli Allibatori e abbiamo imparato a suon di musate contro ai muri del “non si può fare” che basta stendere una coperta a quadri nel centro di un parco pubblico, magari accanto a un vecchio cerro nodoso, aprire una delle nostre valigie ricolme di libri e preparare uno stuzzicante Picnic di parole. Negli orari delle uscite dalle scuole, famigliole in fila indiana arrivano a buttare un occhio incuriosite, magari si avvicinano timorose. Credono che ci sia da pagare un pedaggio ma e tutto completamente libero e allora si fanno coraggio e si siedono col marmocchio a cavalcioni a leggere a mezza voce, con flebili suoni che poi diventano voci mimate, di orchi, di gnomi e di fate… ed ecco quasi come una liturgia che nasce in uno sfogliar di pagina un'altra magia che, siore siori, facciamo noi… noi che non siamo né clown né attori, noi che siamo gli Allibratori.

venerdì 25 marzo 2016

A cavallo della pace

Di: Beatrice Bartolozzi

Storie di cavalli e di uomini, di guerra e di pace, di cavalli che si ribellano alla volontà stolta dei loro cavalieri che vorrebbero portarli in battaglia (come in Il cavallo e il soldato di Gek Tessaro). Cavalli che seguono i loro padroni a combattere contri i mulini a vento (come in don Chisciotte). Cavalli che si spezzano in due e si ricompongono con strani unguenti come ci racconta il barone di Munchausen, nelle sue avventure.
Cavalli dipinti nelle più famose battaglie, che scalciano e sembrano sentirsi fuori posto, che vorrebbero la pace che l’uomo non riesce a conquistare.
Un percorso, per affrontare il tema della guerra e della pace, attraverso parole e immagini, con un occhio attento e ironico.

Partiamo per un nuovo viaggio! Iniziamo l'incontro in semicerchio seduti su di un tappeto, noi e una valigia.
La valigia porta su di sé l’immagine di un circo, ma dentro, ci può essere di tutto. Invitiamo i bambini a immaginare quali oggetti potrebbe contenere o quali sarebbe utile portare. Ognuno dice la sua, prima che il bagaglio diventi troppo pesante chiudiamo il cerchio narrativo e partiamo. Sulla parete di fondo appare proiettata un immagine astratta che può suggerire varie interpretazioni: un volto, una maschera che contiene il mare ecc. Nell’immagine successiva appaiono altri particolari, qualcuno vede un coniglio, qualcun’altro un cavallo che scalcia, ma l’immagine non è ancora ben definita. Per riuscire  a trovare altri indizi bisogna aprire la valigia… ed ecco che appare un kamishibai, si apre il “sipario”ed inizio a raccontare la storia Il cavallo e il soldato di  Gek Tessaro.
A conclusione del racconto facciamo dei collegamenti, riguardiamo l’immagine che si svela nella sua completezza, si trattava di una battaglia: La Battaglia di San Romano dipinta da Paolo Uccello.
Forse il cavallo che scalcia nel dipinto, non ci voleva stare in quella battaglia così come Pietro il cavallo che cammina all'indietro nel racconto di Tessaro, non vuole combattere...

“Ma la storia è talmente bislacca che alla fine il cavallo fece anche la cacca. Che cosa volgare con la cacca avere a che fare. La cosa assurda di questa terra è che non troviamo volgare la guerra.” G. Tessaro


Io son un cavallo.. e tu che cavallo sei?

Io sono un cavallo e amo la pace
Mi piace l’erba alla brace
Io son un cavallo e non amo la guerra
Preferisco galoppar sulla terra
Io sono un cavallo e non amo le briglie
Preferisco giocar con le biglie
Ma soprattutto amo la libertà
E guai a chi non la dà

( realizzata dai bambini delle scuole primarie di Sesto Fiorentino)


L’incontro si è tenuto



alla biblioteca Ragionieri di Sesto Fiorentino.