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sabato 23 gennaio 2016

Portaci il tuo libro preferito e lo leggiamo insieme


Siamo arrivati in centro con il fedele Mozzarello carico di valigie a loro volta ripiene di libri, in una bellissima giornata di metà gennaio. Sorridi alle idi di gennaio. Il cielo un focolaio di tonalità d’azzurro, con spruzzi di arancione dietro ogni pietra e mattone della torre di San Niccolò. Apriamo l’anno con un Picnic al coperto. Per l’occasione ci accolgono i ragazzi dello Speakeasy 23, un locale che per noi ha un sapore tutto particolare giacché durante gli anni novanta in quelle stanze si dipanavano gli scaffali della libreria Citylight, dove vedemmo, ascoltammo e conoscemmo Gregory Corso.

Ad ogni modo oggi siamo qui a leggere libri ai più piccoli con questo progetto che ha attraversato l’oceano Atlantico dentro lo zaino e il cuore di Melampo’s. Nonostante il cielo limpido e l’assenza di vento è una giornata particolarmente fredda, speriamo che i genitori si animino a venire al nostro evento. Sistemiamo lo spazio, apriamo e stendiamo le coperte, incolonniamo i libri e già una prima minuscola bambina accetta il nostro invito ad ascoltare una storia. S’innamora di Margherita alla quale chiede una e un’altra lettura. Arrivano altri due bambini che si uniscono al gruppo, giusto il tempo di togliersi i pesanti cappotti. Arrivano anche amici di amici con la nipote e l’atmosfera si scalda. Nascono letture dove i bambini prendono il posto di noi animatori e si esibiscono con interpretazioni dei personaggi delle storie… E i bambini che leggono ai bambini con totale spontaneità, senza nessuna intermediazione da parte di noi doloranti, incartapecoriti adulti è l’apoteosi del senso del nostro mandato su questo pianeta. Durante le due ore del Picnic di parole eravamo pochi ma ben assortiti. Tutti i bambini venuti sono rimasti fino in fondo. I libri sono stati sfogliati, letti e riletti e riletti, calpestati, smembrati, abbracciati e alla fine sono tornati in fila indiana dentro le valigie di noi Allibratori. Proprio sul claclank dell’ultima serratura è spuntata un’idea che vogliamo proporre per il prossimo incontro a tutti i bambini, a tutte le famiglie, a tutti quelli che vorranno partecipare al Picnic di parole di Febbraio: portateci il vostro libro preferito e lo leggeremo insieme. A tra un mese, quindi. Buona lettura








venerdì 20 aprile 2012

Storie di aghi di pino. O: piccoli laboratori da fare in casa

Autore: Andrea Gasparri

Successe che me ne stavo ben rilassato in un pomeriggio pasquale in quel sonnacchioso stato post prandiale, oziando e leggiucchiando il giornale quando, puntuale come la fame, arriva la vocina perentoria dei miei tre nipoti "zio, zio, che facciamo?" Uu uch che colpo basso. Bon. La risposta sarebbe salita spontanea alla bocca: "Andate un pó a ruzzare da soli col pallone". E invece, con la stanchezza di Anchise, mi son alzato e ho cominciato a guardarmi intorno.

Siamo in un giardinetto invaso dai pini. Intorno, solo aghi di pino, qualche altra pianta della macchia mediterranea, sassi, stecchi, fiorellini spontanei, cortecce.

Vado in cucina, prendo dei piatti di plastica e imbastisco una caccia al tesoro per i due più grandi, mentre alla piccola di 2 anni propongo foglio e pennarelli.

Cominciamo. “Chi mi porta per primo sei aghi di pino secchi!”. Corsa, ricerca, domande, speculazione, confronto e aghi nel piatto. “Chi mi porta prima un sasso tondo”. Stesso processo. Domande: “Questo è tondo?”. “Questo è ovale?”. I due hanno

rispettivamente 6 e 4 anni. Si contaminano a vicenda. Sicuramente quello di 6 ha maggior proprietà di linguaggio, fa la prima e ha nozioni di geometria. La piccola di due anni disegna e osserva.

“Chi mi porta prima un fiorellino giallo!”. Quello di 4 è più scattante e rapido. Arriva il fiore e allora alziamo

la difficoltà: “Chi mi porta sei foglie secche di pitosforo!”. Eh eh. C’è da chiedersi quale sia la pianta di pi… pifosoforo? “Zio è questo il pisosforo?” Son

tutti tentavi di nominare, rinominare, anche spregiare, per arrivare, a passi sciolti, a intercettare la realtà.

Ed è così che anche le sei foglie secche di pitosforo finiscono nel piatto. La piccola di due anni tappa un pennarello e osserva.

Adesso i piatti sono pieni. Ci sediamo al tavolo. Un foglio di carta bianco è lo scenario dove si svolgerà la seconda parte del gioco. “Allora signori, vi chiedo di creare un personaggio con le cose che avete trovato e messo nei vostri piatti.

Non si useranno né colle, né forbici, né tanto meno colori”.

“Zio, zio ma cosa vuol dire che dobbiamo fare un personaggio?”

“Già ragazzi, cosa vuol dire fare un personaggio? Secondo voi come si può fare?”.


“Forse che si possono mettere gli aghi per fare i capelli?”

“Mmmm sì perché no? Dai, proviamo!

Allora su quei fogli scialbati si spalmano attenzione e concentrazione e le mani piccole, abili e delicate si mettono al lavoro. I sassi vengono presi, soppesati, messi sul piano; poi spostati, accomodati, girati, osservati…

Gli aghi di pino sono rette incommensurabili interrotte da nulla, escono dai bordi dell’A4 e si fanno gambe, braccia, capelli, contorno.

Le scaglie delle pigne sono occhi, denti, orecchie, o non necessariamente qualcosa. L’aria è intrisa di pensieri, riflessioni, dubbi annodati e dubbi sciolti, fischi di merli, timidi grilli dei primi caldi.

Mentre la piccola di due anni armeggia e osserva.


“Zio io ho finito”. Ma è così tanto per dire, già che “adesso faccio il naso”. Dall’annuncio alla realtà ci son ancora una manciata di minuti. Tempi essenziali.

Ecco, adesso si possono battezzare i nostri personaggi. Onomaturgia in azione: Sambisumo, Moremo…


La piccola osserva e interviene “Il mio si chiama Sambisuro”. Meraviglia. L’inatteso mi stordisce sempre un po’. Piacevolmente. Il disegno che la piccola stava facendo ha

lasciato il posto a una composizione di pennarelli ordinati con una cura e attenzione.È il suo personaggio, con il quale rivendica il diritto di partecipare all’attività dei fratelli più grandi. Occhio alle disparità.

“Facciamo due foto?”

Ecco fatto. Però voglio proporre un passo ulteriore per il gioco inventato lì su due piedi, prima di tornare alla mia gislonga.

“Facciamo che adesso i nostri personaggi ritornano a far parte del mondo da cui sono venuti? Proviamo a rimettere le cose dove le abbiamo incontrate!”.

Seconda magia. Gli aghi ritornano sotto il pino. I sassi nel vialetto. Il fiore giallo nel vaso. I pennarelli nell’astuccio, etc etc.

Davvero un’ora e venti puó durare tanto poco?

Poi però la gislonga non me l’hanno concessa, ed anzi è partita una sfida ai rigori con il pallone di cuoio.