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lunedì 9 gennaio 2017

Noi siamo gli Allibratori


Venghino venghino, siore, siori!

Stanno arrivando gli Allibratori!

Ognuno reca con sé le strenne

Ben travestiti da babbi e renne […]



Ed eccoci qua. Siamo gli Allibratori, una forza della natura che da quasi tre lustri stringe il morso del libro e si fa condurre dalle briglie delle storie per i sentieri tracciati dai lettori, e anche da quelli che non sono lettori, e anche da quelli che: Io? Nemmeno Pinocchio, profe, nemmeno Pinocchio.

Gli Allibratori hanno ideato e dato vita a progetti che negli anni hanno coinvolto centinaia di ragazzi a sfidarsi sui libri e a guardare negli occhi gli scrittori per dir loro a brutto muso: ehi il tuo libro mi ha fatto sognare… oppure, Cambia mestiere perché se pensi di portare a casa il pane con quello che scrivi ti ritroviamo alla mensa della Caritas. Noi abbiamo trasformato dei timidi lettori in Cacciatori di testi, e per le nostre mire sono passati personaggi come Sandro Veronesi, Tiziano Scarpa, Dacia Maraini, Valerio Massimo Manfredi, Fabio Genovesi ecc. ecc. e molti altri ne passeranno ancora.

Noi siamo gli Allibratori, e non abbiamo paura di caricarci sulle palle una valigia
ricolma di quindici tomi freschi di stampa e portarla in giro nelle scuole superiori, aprirla con piglio sulla scrivania che si concede il professore di italiano di turno e cominciare ora a leggere, ora a raccontare la storia di ogni romanzo che avvince, appassiona fa innamorare… fatati flauti dei libernauti e proprio quando il protagonista è sul punto di affrontare le sue paure e gridare in faccia al mostro a sette teste che lui non sarà mai…

Noi siamo gli Allibratori e quando voi vi scansate per strada vedendo passare un nugolo bociante di ragazzetti delle medie, beh sappiate che è molto probabile che quelli stiano rimuginando le storie che gi abbiamo appena raccontato. Vanno di fretta e sanno di fritto, quei cosi dismetrici prodotto della pubertà, ma se li incrociate sui mezzi pubblici con un libro tra le mani fateci caso, magari se ne stanno lì a sedere a sfogliare le pagine di un testo d Leggere che piacere.

Noi siamo gli Allibratori e ci vedrete in ogni singola biblioteca della vostra città, e se non ci avete ancora visti la colpa è vostra che non ci avete chiamati. Abbiamo tutte e carte in regola per prendere voi e i vostri famigli e condurvi, al suono di immagini coloratissime, per i sentieri dei nidi del libro. Ne volete di più? Abbiamo valigie fantastiche che aprono finestre su mondi di sogno, abbiamo personaggi incredibili che divorano storie e le moltiplicano in ceste di vimini per poi restituirvele a manciate, abbiamo poesie che aspettano solo la vostra prossima rima per andare avanti, che poi no le trattiamo coi guanti bianchi della nostra esperienza e ogni verso è una ripartenza dal luogo sommerso in cui è inciampata la vostra fantasia fino al cielo terso dove vola ogni poesia.

Noi siamo gli Allibratori e abbiamo girato il mondo e continuiamo  girarlo… A ogni giro mettiamo in valigia una manciata di sassolini bianchi stando ben attenti a lasciare sul sentiero a intervalli regolari un sassolino beige. Dagli Appennini alle Ande, da Firenzuola al Machu Picchu, dalla Maremma alla Pampa, da Scarlino a Buons Aires, non siamo fatti mancare niente. A dorso di mulo abbiamo accompagnato la biblioteca itinerante più stravagante del pianeta e con il Biblioburro siamo andati a raccontare storie all’ombra dell’esplosione di fiori lilla di una buganville gigante nel cuore della regione Magdalena a nord della Colombia.


Noi siamo gli Allibatori e abbiamo imparato a suon di musate contro ai muri del “non si può fare” che basta stendere una coperta a quadri nel centro di un parco pubblico, magari accanto a un vecchio cerro nodoso, aprire una delle nostre valigie ricolme di libri e preparare uno stuzzicante Picnic di parole. Negli orari delle uscite dalle scuole, famigliole in fila indiana arrivano a buttare un occhio incuriosite, magari si avvicinano timorose. Credono che ci sia da pagare un pedaggio ma e tutto completamente libero e allora si fanno coraggio e si siedono col marmocchio a cavalcioni a leggere a mezza voce, con flebili suoni che poi diventano voci mimate, di orchi, di gnomi e di fate… ed ecco quasi come una liturgia che nasce in uno sfogliar di pagina un'altra magia che, siore siori, facciamo noi… noi che non siamo né clown né attori, noi che siamo gli Allibratori.

venerdì 16 gennaio 2015

Dove osano i libri


Martedì 13 gennaio era una bella giornata. Una di quelle giornata che questo inverno barlaccio ci sta regalando a scapito dei maglioni comprati in Irlanda nel 94. In barba al cappottone di lana cotta regalato dalla zia Berta 10 natali fa. In tasca agli scarponcelli col peloncino e ai calzettoni di lana d’alpaca della fiera peruviana dell’inverno scorso… Sarà il caso di rifare il guardaroba?
Polèsse… Però oggi sono solo. Margherita è in sede a combattere corpo a corpo con un'orda di mail arretrate, contro burocrazie cubitali e, come se non bastasse, c'ha pure un incontro alle scolemedie. E allora oggi inforco la mia bici retrò, uscita di fresco dal biciclettaio e m’avventuro per le vie del borgo. Solicino, brezza, cuffie e rock a squarciagola, questo martedì ho due animazioni in due scuole agli antipodi: Isolotto vs San Salvi. Per fortuna ho anche un’ora di tempo tra l’una e l’altra ed è per questo che decido di scatenare i polpacci sulla dura catena del rapporto più piccolo. Quindici libri nello zaino mi fanno un baffo. Son uso al mestiere io. M’hanno svezzato i giardinieri con i quali ho lavorato, a me. E quando arrivo all’istituto Marco Polo son più carico di Ironman e più caldo dell’Omofoco. Ho già quattro caffè in circolo nelle vene e sono appena le nove di mattina. Prendo il quinto e m’avvio in classe. I ragazzi mica se l’aspettano un’ora di libri a voce. I loro visi sono un misto tra: O-icchè-vole-questo e lo Yuppi-si-salta-un’ora-d’italiano. Presento, gioco, racconto e leggo e l’ora fugge a gambe levate accompagnata dal: Profeeee ma non può restare anche all’ora dopo ci s’ha inglese?
No. 
Ciao.

Rinserro i libri, agguanto il cappottone e sguiscio fulmineo giù per le scale. Devo arrivare in tempo per il secondo incontro al Saffi daquell’altrapartedellacittà.
E allora aggredisco Via san Bartolo a Cintoia come un’ogiva e mi butto in Via Canova, entro in via Torcicoda mi precipito verso le Cascine, sfreccio per la ciclabile del Lungarno dei Pioppi, m’inietto tra due tramvie che s’incrociano sul ponte all’altezza di Paolo Uccello, sfrutto l’inerzia della discesina e alimento la velocità con due dozzine di pedalate ben assestate. Irrido il traffico ebete del Ponte alla Vittoria e son bell’al Lungarno Corsini… L’ambasciata americana mi registrata come ovni mentre penno sulla ciclabile transitata dai romantici che si scattano foto con sfondo arno d’argento e chiesa del Cestello. Libero il capello dall’andino cappello che il Ponte Vecchio è già alle mie spalle. Non vi racconto balle, la mia due ruote è un dardo nell’atmosfera. Non perdo la cera e di lena ohibò ho già passato San Niccolò, coi piedi ben saldi sui pedali. Alzo il busto e accolgo il vento spettinante. E cosa più importante ho ancora una quarantina di minuti abbondante per arrivare senza fiatone a destinazione. Rilasso i quadricipiti e mi metto in modilatà Ah bella la mi Firenze. È tempo di sterzare a sinistra per via del Campofiore. Calore uguale colore e gote a pomello arrivo sfidando il traffico all’imbocco del cavalcavia Lungo l’Affrico. M’alzo sui pedali. Con un carapace di libri non ho rivali. Scendo più lesto dei clacson invidiosi schiacciati da esosi monoconduttori incazzati e, forte di laterali sentieri, imbocco senza freno via Tito Speri. Ormai è fatta. Piazza San Salvi mi s’apre davanti… Pochi istanti e con il cuore a riparo dall’infarto ho già bell’e che mangiato anche via Andrea del Sarto. Il Saffi al cancello rallenta il mio moto. Scendo, allucchetto, m’aggiusto e arrivo all’uscio. Ho ancora trenta minuti alla campana d’inizio. La custode mi vede le lancio un indizio: Salve sono qui per Libernauta. Prego s’accomodi. Bevo la mia acqua e mi beo dell’impresa. Ho solo un pensiero… la sgorata di sudore che sento sulla schiena… Vabbuò suona la campana esco dall’angolo saltellando e mi porto al centro del quadrato gonfio di libri, sole e vento. Trattengo un sorriso a stento e riparto di slancio: salve eccoci a libernauta…

Andrea Gasparri

martedì 18 novembre 2014

Libernauta? Quindici Si Rivede!


Quando arrivano i libri di Libernauta è sempre un momento emozionante. Li vedi lì, lucidi, puliti, impettiti come scolari al primo giorno di scuola. Pronti ad entrare in azione e interazione, ben farciti di storie da sprigionare e seminare. Li vedi così e ti fanno quasi tenerezza, perché sai già che tra un paio di mesi non saranno più gli stessi, così come noi che li raccontiamo. E’ come iniziare un’esperienza con gente inizialmente sconosciuta, ma in un clima talmente intimo e ad un ritmo talmente intenso, che in poco tempo si matura quella confidenza diretta e schietta: ci si sbraca, ci si dà del tu, si riscopre la magica sensazione di avere in bocca tutte le parole che indossano perfettamente ciò che vuoi comunicare. Purtroppo i ragazzi li incontriamo una volta sola; ma loro, i libri, ce li portiamo dietro per oltre 100 incontri. E giorno dopo giorno, classe dopo classe, assistiamo ammaliati al loro progressivo trasformarsi da entità monolitiche a dinamiche vite di carta che si spalancano curiose sul mondo, interagiscono e si autopropongono, saltandoci fra le mani quando riconoscono il loro momento di entrare in gioco. E inglobano tra le pagine altre esistenze, storie, commenti, pernacchie, sussulti e muggiti. Così, mentre noi -per dirla col Subcomandante Marcos- ci consumiamo nel corpo e cresciamo nel cuore, loro si spettinano, si orecchiano, si aprono spontaneamente alla pagina in cui essi stessi scoprono di arrivare con più forza a chi li ascolta.
Li vedi belli lì, adesso, i libri di Libernauta; ritti nella loro scatola, freschi, vanesi e profumati di stampa. Non sanno cosa li aspetta, quando conosceranno le vite degli altri e diventeranno, alla fine del viaggio, appassionati bohemiens, custodi fedeli di cento segreti, mille intrecci, centomila avventure.

“Ma dove diavolo avrò messo gli occhiali…” Vi sfido, vi sfido due volte a dirmi il vostro primo pensiero della mattina. La “sporca” quindicina attera nella nostra sede, generalmente una ventina di giorni prima dell’inizio degli incontri in classe. Da quel momento non esistono più cene fuori con gli amici, la partita di coppa al circolino, il cinemino, le improvvisate e il “che fai stasera? Un aperitivo?”… nooo c’ho da leggere i libri di Libernauta... Tutti d’un fiato. La mattina il nostro primo pensiero da qualche settimana a questa parte è individuare l’origine di quel dolore che ti affligge ora le reni, ora le gote, ora un braccio: ed è sempre la costola di un libro di Libernauta. C’assopiamo così. Con gli occhi gonfi di parole stampate… Parole che ci accompagnano poi nella quotidianità che ci aspetta for dell’uscio… la corsa alla stazione, il treno, il tram, la pioggerella che impillacchera le pagine, il caffè al bar, due minuti una pagina, un capitolino. Sapete, non è uno spettacolo edificante per la società che ci circonda vederci seduti capochinoni sul libro, improvvisamente esplodere in una risata sguaiata o in un commento a voce alta. Salta la dinamica della convenzione e noi lettori animatori diventiamo voi… senza remore… spregiudicati e spettinati. In fronte un cartello di marmo che dice: sto leggendo sicché vedete di non infastidirmi. Li viviamo fin sotto il cuoio quei mondi che vi raccontiamo… e se foste un poco più attenti vi accorgereste anche che certi libri, certe storie proprio non ci piacciono. E che fatica arrivare in fondo: che poi mica è detto che ci arriviamo… Ah-a. In tanti anni di operosa attività al servizio dei banchi di scuola, chi di voi dubitasse della nostra conoscenza delle tecniche basilari dovrebbe essere appeso a testa in giù nell’inferno degli spellati vivi.
Poi verso fine novembre ci rifacciamo la pettinatura e ricerchiamo le migliori espressioni facciali. Il bon ton, il Lei, il sapone alla lavanda e le scarpe tirate a lucido. Quando entriamo in classe, e il vostro olezzo della terza ora ci stringe la gola, sappiamo esattamente dove andarvi a scovare. Muraglia di cartelle che non siete altro. Risate agonizzate nell’interno del gomito. Vortici di cicchini e sguaiatezza… sapete cosa siete stati capaci di fare in nostra presenza e alle nostre spalle? Avete letto tutto… Maledetti… quando la finirete di aumentare? Anno dopo anno vi siete iscritti in un numero sempre maggiore! Avete vinto i premi e siete stati prodighi di suggerimenti… ma dico io che si fa così? C’era un patto non scritto… Noi siamo quelli dall’altra parte della barricata… Avevamo della aspettative su di voi. Che delusione… vedervi diventare lettori ed esigere sempre di più… Ma quest’anno escogiteremo un piano B, una via d’uscita da questa relazione che ci vede avvinghiati da quindici anni… Ah mi piacerebbe davvero tanto vedere voi che venite a raccontare le storie a noi… vedervi faticare e arrancare con uno zaino pieno di libri. Non importa il clima o lo stato di salute: lì presenti, impettiti, stoici, tirar fuori la voce e dire: buon giorno a tutti, siamo qui per presentarvi libernauta, chi di voi ne ha mai sentito parlare… O vediamo che succede.


Margherita Micali
Andrea Gasparri