domenica 22 marzo 2009

Allibratori su Facebook





Corre l'omino degli allibratori. In una mano un libro e nell'altra un pargolo. Corre e s'adegua anch'egli alle onde modaiole.
Ed eccoci allora su facebook. Si Allibratori su facebook. Cercheremo di aggiornare in tempo reale, eventi, news, foto e video
Baci

Geppo

domenica 31 agosto 2008

Educare dagli Appennini alle Ande



[...]Era così bello parlare
insieme, seduti di fronte:
così bello confondere
i volti (fumare,
scambiandoci le sigarette),
e tutto quel raccontare
di noi (quell’inventare
facile, nel dire agli altri),
fino a poter confessare
quanto, anche messi alle strette,
mai avremmo osato un istante
(per sbaglio) confidare.
G. Caproni

Quando si è in cammino realmente l’inaspettato, l’astrattismo dell’occasione, il morbido apparire delle circostanze hanno un valore inesprimibile, che rasenta la poesia ma con il distacco del superamento. La poesia resta indietro perchè è già un costrutto teorico, mentre la sensazione che si prova ha il valore puro dell’illuminazione.
Era necessario venire fino in Argentina per conoscere un’esperienza educativa che si è sviluppata dietro l’angolo di casa, a Reggio Emilia, a centosessanta chilometri di distanza.
È il 30 di agosto. Inverno nell’emisfero sud, ma senza averne l’aria, perchè si va a spasso in maniche di camicia, con il cielo terso e azzurrissimo, trai i colori e miliardi di suoni di Buenos Aires. Sveglia alla buon ora. Un mate, un par de galletas e via alla metropolitana di Callao con Cordoba. Due fermate e alla terza si scende in Aguero dove, a poche cuadras di distanza, in Gallo 1341 entre Paraguay y Manzilla, si trova il collegio Aletheia.
É un istituto privato per i bambini da due (infancia) a 12 anni (escuela primaria) che accoglie ed applica la metodologia pedagogica di Reggio Emilia.
Oggi si tiene un convegno proposto e organizzato dalla Red Solare, con la presenza di Alfredo Hoyuelos, filosofo e pedagogista spagnolo, discepolo di Loris Malaguzzi che da anni lavora nella divulgazione della metodologia Reggiana. È un incontro rivolto alle insegnanti e, anche qui sempre più rari, agli insegnanti della scuola dell’infanzia, ed affronterà il tema della politica nella metodologia pedagogica di Loris Malaguzzi.
Hoyuelos è una persona estremamente accattivante e coinvolgente, parla con semplicità e precisione non cita per riempire i vuoti della comunicazione ma soprattutto mostra un materiale di prima qualità. L’esperienza che condivide con i 140 docenti è un progetto che si è sviluppato durante un anno di lavoro nella scuola dove lavora a Pamplona. É un laboratorio di pittura che ha coinvolto bambini, insegnanti e genitori, in ottemperanza alla perfezione del triangolo educativo, per poi traboccare tra amici dei bambini, conoscenti dei genitori, giornalisti, pediatri dei bambini della scuola e istituzioni varie della città.
L’idea del progetto è abbastanza semplice: lavorare con la pittura ad olio. Sarebbe troppo lungo ed inopportuno raccontare qui i vari passi lungo i quali è andato crescendo il progetto, passi che non hanno mai perso di vista che la vera meta del cammino è il cammino stesso. Vi dirò solo che bambini dai 18 mesi fino ai tre anni hanno lavorato in totale libertà ed autonomia, affiancati dal sapere di adulti che hanno sempre prediletto la condivisione dell’atto all’insegnamento del concetto, e che dalla tela di cotone passando per la costruzione del supporto del quadro e del trattamento della tela, dalla creazione di bozzetti alla realizzazione dell’opera finale, hanno prodotto delle opere di una bellezza abbacinante perchè traboccanti d’amore.
Bene entusiasmo a parte. Parlavamo di politica. E allora mi concedo uno spazio di giustapposizione di concetti senza la pretesa di spiegarli. Ogni azione è un momento politico. “L’autore, l’artista, quando è appassionato e disinteressato è una contestazione vivente. Contesta qualcosa al conformismo, a ciò che è ufficiale a ciò che è statale”, diceva Pasolini. I riferimenti da cui parte Hoyuelos per introdurci l’esperienza con i bambini sono il concetto di disumanizzazione dell’individuo proposto da Marcuse, le riflessioni sull’uomo tecnico (o tecnologico) e l’uomo immaginario di Edgar Morin, la visione matrista di Maturana, visione che si basa sul principio dell’accettazione dell’altro e non del rifiuto aprioristico della diversità e dell’estraneo. Malaguzzi traduce queste esperienze nell’atto educativo in cui le parole chiave sono polietica, ovvero la politica inseparabile dall’etica,  politica della felicità che annulla qualsiasi atto di sopraffazione egoistica da parte dell’adulto che nel momento educativo deve condividere l’esperienza con il bambino, non imporla. Itineranza, ovvero la scoperta deduttiva, con il rispetto dei tempi e degli spazi dei bambini. Astrattismo, ridurre al minimo fino ad eliminare l’affanno dell’adulto nel riportare tutto necessariamente ad una forma strutturata o figurativa (uno scarabocchio, una macchia sono la rappresentazione di un movimento e non per forza la casina, la castagna, il coniglietto). Lo spazio in cui questi principi vengono applicati è la scuola, un ambiente completamente differente da quello al quale siamo stati abituati. È un luogo in cui le aule hanno le porte aperte per far sì che i bambini possano decidere liberamente che spazio ritengono giusto sfruttare in ogni momento del lavoro (nessun luogo ha uno spazio privilegiato per educare. La scuola è uno spazio aperto). I tempi di realizzazione degli elaborati rispettano il ritmo proprio di ogni bambini e non c’è l’obbligo di fare. La condivisione tra pari è totale, nessuno mai lavora solo per proprio conto. Il numero di bambini per gruppo è massimo di 26, e gli educatori per ogni gruppo sono due, più un atelierista che organizza gli spazi di lavoro. I genitori sono coinvolti direttamente attraverso riunioni che in forma totalmente autonoma si trasformano in incontri extrascolastici, in richieste di approfondimento, in attenzione da parte dei mezzi di comunicazione.
L’aspetto politico di questa metodologia educativa risiede fortunatamente anche nella maieutica che coinvolge in maniera contagiosa le differenti intelligenze che ruotano intorno all’esperienza. Bambini genitori ed adulti collaborano realmente, pacificamente e in maniera disinteressata al percorso educativo che esce dalle aule e diventa stile di vita.
Riferimenti.
Spagnolo


Italiano


Libri in spagnolo:
A.Hoyuelos, La ética en el pensamiento y la obra pedagógica de Loris Malaguzzi Octaedro, Barcelona, 2006
A.Hoyuelos La estética en el pensamiento y obra de Loris Malaguzzi, Ediciones Octaedro, Barcelona, 2006

Lbri in Italiano

L. Gandini, G. Forman C. Edwards I cento linguaggi dei bambini, editrice Junior, bergamo, 1995

lunedì 16 giugno 2008

Ottobre Piovono Libri


L'evento Ottobre piovono libri, dedicato ai luoghi della lettura su tutto il territorio nazionale, celebra il suo terzo anno di vita. La campagna è promossa dal Centro per il Libro e la Lettura della Direzione Generale per i Beni Librari, gli Istituti Culturali ed il Diritto d'Autore del Ministero per i Beni e le Attività Culturali in stretta sinergia con la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, l'Unione delle province d'Italia e l'Associazione Nazionale Comuni Italiani.

Allibratori offre nel suo Catalogo, nelle sezioni Adolescenti, Adulti, Anziani e Progetti Interdisciplinari,  una serie di attività performative di promozione della lettura particolarmente indicate per l'evento Ottobre Piovono Libri.
E' inoltre possibile concordare titoli e temi specifici da progettare e realizzare in occasione degli eventi di ottobre.

Per informazioni e contatti:

allibratori@yahoo.it


 

giovedì 6 settembre 2007

Todavia

Inca trail per Machupicchu
L’avventura è da compiersi in due giorni, ebbene, alle sei e picco del mattino siamo sul bus per Ollantaytambo dove prendiamo il treno per Aguas Calientes. Viaggiamo per circa due ore dentro il Canyon del Rio Urubamba, in un lento trenino fischiettante. Una volta alloggiati nella turistica cittadina, intraprendiamo una camminata verso la cascata con una piacevole coppia valenciana, Rosa e Tony, poi bagno alle blande terme. La mattina dopo, nuovamente alla sei, comincia la subida al Machupicchu…vedere albeggiare da lassù è un’incantevole meraviglia!! Ancora freschi di fiatone ci addentriamo tra le rovine e i lama brucanti, le orde turistiche sono comunque incapaci di sminuire il fascino del luogo. Haynapicchu, il picco che sta di fronte alle rovine, dal quale si può gustare il miglior panorama… come perderselo! Duecentonovantesimo e duecentonovantaquattresima ci aggiudichiamo l’accesso riservato quotidianamente a quattrocento persone. In vetta sdraiati sui pietroni in mezzo alle farfalle come tra le rovine avvolti dalle rondini. Scendiamo decidendo di allungare il percorso per visitare una tale Gran Caverna, i gradoni sembrano non aver più fine, giriamo ansimanti attorno al Haynapicchu riflettendo sulla prestanza fisica degli Incas…

Copacana_Cruzando la frontiera
Partendo da Cusco e affrontando un’infernale notte all’addiaccio su un pulman scassato, arriviamo incredibilmente vivi a Puno. Dal barretto del terminal assistiamo a un’alba mozzafiato sul lago più alto del mondo e prendiamo la decisione più giusta: direzione Bolivia, destinazione Copacabana. Passiamo la frontiera, passaporto alla mano, conversando con una coppia fiorentina e gustando empanadas. Copacabana, arroccata e misteriosa, conversa placida col Titicaca ma la nostra prima notte nel suo ventre è fatto di freddo, candele e carte…il giorno seguente una tempesta di luce e calore sull’Isola del Sol! Dopo la traversata in traghetto, questo l’assetto: due italiani, tre brasiliani, un’argentina e un sessantottino francese…miscela esplosiva!!! La guida compartita ci conduce per i viottoli serpeggianti, mostrandoci il leggendario rifugio nella rocca del Sole e della Luna, raccontandoci del puma sentado e dei sacrifici umani praticati sull’Isola dagli Incas. Alla fine della traversata la situazione è più che amicale, decidiamo di disfare i bagagli per passare la nottata brindando…que buena onda!
Il giorno successivo Andrea si avvia a La Paz mentre io mi gusto un'altra fantastica serata coi nuovi amici...attorno a me si parlano soltanto castigliano e portoghese...neanche l'ombra di un italiano per kilometri e kilometri di distanza...sorrido soddisfatta e mi immergo nell'attimo olvidando todo!


¿Perché Coroico?
Passando per una veloce pasta italiana a La paz, proseguiamo alla ricerca di temperature più alte verso Coroico, un surrogato della tanto agognata selva...ecco cosa mi viene concesso! Solo che Coroico è avvolta da una nube di bianco freddo sornione. Il "primo centro turustico" della Bolivia, circondato da piantagioni di coca e caffè, sorvolato da gallinazos, cocoritos e tucani, si presenta ai nostri occhi desolato e svogliato. Diamo una notturna volta al perro...nada de nada, solo noi e la nuova compañera Laura. Finalmente un posto dove bere qualcosa peccato che dentro sembra vi si giri un film dell'horror... Il giorno seguente siamo di festa nel vicino pueblo di Arapata: folkloristiche lente orchestre e agghindati ballerini di saya, una danza di origine afro-boliviana, fumi d'alcol a volontà e cacate di pappagallo sulle spalle!


Chiara

sabato 1 settembre 2007

Riflessioni random


Viaggio Ayacucho-Cusco
La strada per Lima è interrotta a causa delle distruzioni provocate dal terremoro, sul giornale scoviamo una foto niente male del disastro stradale: pezzettoni di asfalto accavallati e accartocciati! Chiara, la nostra referente MLAL, diretta a Lima il giorno del temblor, è sana e salva ma ha passato dieci ore bloccata tra due frane prima che il bus si decidesse a fare dietro front per tornare ad Ayacucho. Insomma, siamo costretti a percorrere la strada diretta a Cusco che passa per la cordigliera, ventiquattro ore d'inferno su strada sterrata, il peggior tragitto della mia vita! Oltre allo sballonzolio, un continuo subir y bajar d'altitudine mi provoca la sensazione di aver lo stomaco rigirato e annodato come un calzino...al fin llegamos a Cusco la città che ha la forma di un puma.

Le rovine Inca
Sconsiderando completamente tutte quelle che stanno attorno a Cusco, decidiamo di visitare le rovine di Pisaq e Ollantaytambo. Dopo il primo giorno passato a zonzo per le stradine che formano il puma, senza troppi lacci nei confronti di musei e imperdibili luoghi cittadini, il seguente partiamo alla volta di di Pisaq: un'oretta tra bus e taxi. All'entrata delle rovine incontriamo una notevole guida...il mio sorriso parla chiaro ad Andrea "Sí, per venticique soles accettiamo di buon grado l'offerta!". Ruben o Wayra - vento in quechua - si trasforma ben presto in un fauno accompagnando la nostra camminata tra las ruinas col dolce suono della quena, il tradizionale flauto andino: le prime note salgono davanti alla fonte sagrada, ritmando il nostro bagno purificatorio indispensabile per entare nella città Inca. La giornata scorre serena e assolata, il tempo sembra fermarsi sotto i nostri attenti passi che che scendono a valle; le andenas incaiche - terrazzamenti costruiti per coltivare - formano un seno di donna, chiaro simbolo di fertilitá. Appena arriviamo nel pueblo, salutiamo Ruben che scompare veloce...non sono ammessi ripensamenti quando si ha a che fare col vento, non resta che odorare le foglie smosse di eucalipto.


Il giorno seguente è la volta di Ollantaytambo. Le rovine hanno la forma di un lama e si sviluppano in modo ascensionale, piú si sale e piú ci s'inviluppa nelle correnti di polvere. Anche oggi una guida ci racconta la topografia incaica fino a condurci alla fontana della princesa, una vera raritá: passando un dito l'acqua varia la sua discesa, o scroscia fragorosa o si adagia lenta alla parete...non riusciamo a capire se dipenda da una legge fisica dovuta alla disposizione a zig-zag dei mattoni, dalle proprietá dell'acqua o se sia semplicemente...magia.




Movida en Cusco
Le serate in Cusco cominciano con una cena al Yanapay, http://www.aldeayanapay.org/, un ristorantino che sembra l'anticamera di una fiaba: pupazzi, giocattoli, disegni di bambini alle pareti, tappeti e cuscini su cui adagiarsi per consumare il pasto. La cucina, in bella vista, immersa in luci colorate e vapori sembra un laboratorio di gnomi. I menú sono stampati su libriccini di favole...Cenerentola e il Soldatino di piombo si combinano con rocoto relleno e sopa de asparagus. Ma allo Yanapay tutto non si risolve in puro gioco estetico. Conosciamo il proprietario, Yuri, un ragazzo di ventinove anni che ci racconta come le entrate del ristorante vadano a finanziare un progetto di volontarioato rivolto ai bambini piú disagiati della zona. I volontari, provenienti da tutto il mondo, si impegnano a svolgere - per quanto tempo desiderano - varie attivitá all'interno di una sorta di ludoteca. Tutti vanno e vengono meno che lui, Yuri è il punto di riferimento per molti bambini e Yuri ha le idee chiare "il sistema si cambia da dentro", il suo segreto è sfruttare le leggi dell'imprenditoria - non a caso ha studiato economia - per raccogliere il denaro da investire nel sociale. Funziona a pennello, i dipendenti del ristorante vengono lautamente retribuiti e il resto delle entrate prende la via della ludoteca. Il progetto, in vita da diversi anni, sta crescendo; Yuri ha appena aperto una foresteria per i suoi volontari e si sta organizzando per creare dei centri artistico-culturali.
Dicevamo che le serate in Cusco cominciano allo Yanapay e si concludono...al Kilometro Cero o a Los Sietes Angelitos. Una seratina al K-0 ascoltando un composito gruppo di rastamanni provenienti da ogni dove e assemblati per l'occasione...si beve pisco, pisco-sour e cervesa conversando con Mar, una ragazza di Barcellona, con Daniel e col suo scapestrato seguito di artesanos di San Blas. Un'altra serata al 7-A inorridendo davanti alle danze cialtrone di un gruppo di gringos scatenati, dopodiché intentando qualche passo di salsa...ed è giá ora di Inca-Trail.

Que viajen con migo, mis queridos.

Chiara

sabato 25 agosto 2007

Ultime da Huanta

Abbiamo pensato all’organizzazione del lavoro e alla preparazione del materiale tra venerdì 3 e sabato 4 agosto. Nella mattinata di venerdì riunione a Huanta con Ruth, la nostra referente dell’Associazione Aprohviph, per accordarsi sulle effettive giornate e sugli orari in cui realizzare il corso, sull’affitto del data-show e sulla lista dei partecipanti. Nel pomeriggio abbiamo fatto un giro nel Museo della Memoria di Huanta ovvero il luogo cittadino che narra della guerra civile, esso racconta come si vivesse prima e durante l’avvento di Sendero e della repressione militare ma, soprattutto, rappresenta per tutti coloro che hanno perso parenti e persone care una sorta di spazio sacro dove recarsi per trovare un momento di intimo raccoglimento con loro. Nello Yuyanawasi, nome quechua del museo, ognuno può appendere le fotografie delle vittime restituendo così memoria e dignità ad alcuni tra le migliaia di desaparecidos.
Torniamo al lavoro, sabato 4 abbiamo fatto riunione inter nos, organizzando nei dettagli i vari momenti del corso, stampando le dispense e preparando le cartelline per i corsisti.
Il corso si è sviluppato in due settimane: la prima teorica tra lunedì 6 e venerdì 10 mentre la seconda, prevalentemente pratica, tra lunedì 13 e venerdì 17.

Sulla carta la teoria non fa una piega: lineare, strutturata, chiara. Alzato lo sguardo dalle pulite finestrelle del power point mi incontro con 17 paia di profondi occhi quechua ai quali devo raccontare l’importanza della lettura. Oh vai Gespo, esprimiti.
Il primo giorno l’affluenza è un pó scarsina per ovvi motivi organizzativi (gente che scende dal campo, dalla chakra, dalla finca).
Il secondo giorno già siamo in venti, mentre il terzo siamo pure in troppi: ventisette, contro i venticinque da presupuesto. Poco male. Scattiamo la foto di gruppo – già postata - adesso comincia il corso vero e proprio.
Chi è l’animatore alla lettura? Ricerco tra pieghe mia esperienza contadina e agreste immagini, figure e idee che possano agganciarmi alla vita cotediana di ognuno di loro. Ci sono anche dei professori e allora il tono non può essere eccessivamente campestre, quindi a tratti devo accarezzare la curiosità e la necessità di approfondimento di chi da anni lavora con i bambini e i ragazzi.
Si parla di leggere i segni del cielo che annunaciano l’arrivo della pioggia o della sequia, si parla di leggere nelle foglie di coca i percorsi del destino, si parla di J. M. Arguedas, di Garcia Lorca per arrivare di corsa alle storie dei padri, dei nonni, dei pueblos in cui i partecipanti al corso vivono.
Quarto, quinto giorno. Tra loro si riconoscono già due o tre animatori alla lettura, esseri strani che portano addosso gli inequivocabili caratteri dell’ascoltatore, del narratore, dell’inventore di storie.
La lettura arriva come una secchiata di acqua gelida. Una delle tare più grosse del sistema educativo peruviano è che ai bambini non viene insegnato a comprendere i testi che leggono, niente elaborazione, solo mandare a mente o copiare. Leggere è per molti dei nostri corsisti un atto plastico, senza evoluzione di genere o forma. Suoni emessi nell’aria che presto evaporano senza lasciar traccia.
Certo non per tutti è così Ci sono sempre quei due o tre di cui sopra ai quali affido tacitamente il compito di spingere il gruppo verso la liberazione del senso della lettura.
Allora cominciamo dai versi degli animali, dai rumori della natura, dagli stati d’animo del personaggio parlante. Qualcuno, stimolato, s’arrischia ad entrare nel circuito a spirale della lettura. Altri non cedono di un centimetro, ma va bene così: non siamo qui per evangelizzare nessuno.
Taller: laboratorio. Siamo alla fine della settimana. E’ venerdì 10 agosto e chiedo al gruppo chi tra loro sicuramente non potrà venire il giorno successivo alla pratica che dura dalla mattina alla sera. L’alzata di mano è collettiva. Mi arrendo. Hanno ragione, il sabato è giorno di svacco e anche noi cediamo alle lusinghe di una gitarella fuori porta. Ci affidiamo al principio della flessibilità (quella vera) e riorganizziamo il calendario per la settimana successiva.
La prima settimana passa e il gruppo che il primo giorno s’arrischiava timido a rispondere all’appello adesso ha sciolto i legami convenzionali per aprirsi a nuove schermaglie tra sconosciuti. Godo del fatto che le spiegazioni di concetti e teorie adesso nascono, o come si dice in castellano salen, dal gruppo stesso.
Arriva presto la sera di san Lorenzo, stasera esaudiremo desideri al cader delle stelle.

La seconda settimana è cominciata con l’ultima lezione teorica, ovvero la descrizione e la funzione del laboratorio all’interno dell’animazione alla lettura. Martedì ha assistito al corso anche la nostra referente della ONG italiana MLAL, Chiara Bebber, appositamente giunta da Lima per monitorare il lavoro: è capitata durante il tailler di costruzione del libro. Questa la costipata situazione nell’ufficio di Aprohviph: due grossi tavoli con su carta, cartoncini, forbici, colori, colle di ogni sorta...insomma tutto il materiale acquistato a Lima per il progetto e attorno ad esso i corsisti, inizialmente spaesati! Il pomeriggio ha avuto inizio con la spiegazione del semplice libro OH e subito i corsisti si sono sentiti a proprio agio: maneggiare la carta, sporcarsi con colle e colori al suono di un leggero sottofondo musicale - concerto di Aranjuez – è risultato essere rilassante e quasi catartico. Il taller è andato avanti attraverso la costruzione dell’OH concatenato con copertina a palcoscenico – inutile cercar sui manuali questo nome, frutto di un colloquio tra colleghi – e il momento si è aperto a ventaglio e animato di storie...i corsisti improvvisavano disegni e racconti senza la minima intenzione di staccar la faccia dai tavoli magici, tanto che per passare alla costruzione dei pop-up si è reso necessario un atto coercitivo “Falta el tiempo!! Vamos a empezar con otros libros”... Ebbene! Anche gli animaletti dalle bocche spalancate hanno provocato lo stesso meravigliato effetto e, cosa non rara, soprattutto tra i professori e le educatrici.
Mercoledì 15 si sono formati i quattro gruppi che, nelle seguenti due mattinate di corso, hanno svolto le animazioni alla lettura presso la scuole contatte per portare a termine il progetto: è stata una giornata di pura progettazione in cui noi animatori ci scambiavano tra i gruppi aiutandoli nel lavoro.

Andrea e Chiara

giovedì 16 agosto 2007

Terremoto


Cari Soci
Interrompiamo momentaneamente le comunicazioni sul progetto per aggiornarvi circa i fatti occorsi la notte passata nella zona tra Ica, Pisco e Chincha. Una scossa di terremoto di magnetudo 7,9 ha provocato fino ad ora 450 morti e oltre 500 feriti. La zona piu' colpita risulta essere quindi il sud est del Peru' nella provincia di Chincha. A Pisco il 70% degli edifici sono distrutti e l'alcalde della citta' denuncia le condizioni critiche per la mancanza di acqua, luce e la difficolta' dei soccorsi. Due ragazze conosciute ad Ayacucho nei giorni scorsi erano partite per Pisco martedi' notte, non riusciamo ad avere loro notizie anche perche' le linee di comunicazione sono interrotte.
Al momento siamo stati informati dalle compagnie di pulman che la strada per Lima e' impraticabile e quindi i mezzi partiti nlla notte stanno ritornando ad Ayacucho. In uno di questi pulman viaggia il nostro contatto peruviano Chiara Bebber, che in questi giorni era venuta a trovarci ad Ayacucho anche per partecipare di persona ad un momento del corso. Domani terminano le attivita' del progetto, non sappiamo ancora di preciso se riusciremo a tornare a Lima, tuttavia questa e' l'unica difficolta' che abbiamo.
Al momento della scossa stavamo riposando in camera dopo l'ennesima giornata di viaggi e corso. Al terzo piano dll'Hostal Costa Azul i nostri letti hanno iniziato a traballare paurosamente e le luci si sono spente. Siamo corsi in strada dove una folla di gente si era gia' riversata in preda al panico. La scossa e' durata, con intesita' incostante, circa tre minuti. Fortunatamente non ci sono stati crolli strutturali nella nostra zona. Stamani, quando siamo andati nella piccola scuolina di un asentamiento humano nelle vicinanze di Huanta, la maestra ci ha fatto fare il giro delle mura segnate da crepe e fratture evidenti.
Per il momento vi salutiamo.
Vi terremo aggiornati.
A&C

lunedì 13 agosto 2007

Prospettive andine

Vivere e lavorare sulle Ande è veramente un’esperienza alternativa. Mi sorprendo spesso a rivalutare i nostri parametri di vita.

Le distanze e il paesaggio

Scavalcare montagne ogni giorno. Huamanga, il luogo dove viviamo, dista un’ora di tornanti sali e scendi percorribile solo in dondolanti e soporiferi mezzi, dal luogo in cui lavoriamo quotidianamente, Huanta. Noi quanto loro, gli autoctoni, siamo assorti nello stupito guardare attraverso il finestrino l’esilarante paesaggio che serpeggia mutevole tra agavi, tunas e capre arroccate. Non stanca mai, continua a catturare lo sguardo, si mostra in una serie di quadri perfetti dove hai sempre un particolare nuovo da osservare: il maiale che si grufola davanti alle case di fango sovrastate dalla tremolante scritta “Internet”; il rio in cui qualcuno si sta bagnando, la mujer che spunta dal nulla al di là di una curva col bimbo marsupiato nella coloratissima manta, il ponte Ayaharcuna sotto cui si usava far ritrovare ai campesinos i cadaveri dei loro cari assassinati e poi minuti e minuti di pure curve inscritte nella roccia e nella vegetazione.
Sicuramente non si sta comodi col compagno di asiento pressurizzato a fianco ma mi viene in mente che sul 27 la mia mirada deve appagarsi con l’Oviesse, una fiumana di gente velocemente indaffarata e gli anonimi palazzoni di viale Talenti. Tanti dei nostri corsisti abitano nei pueblos intorno a Huanta qunque, dopo aver passato la mattinata a scuola o a lavorare, si fanno anche una o due ore di viaggio per partecipare all’iniziativa…



La tempistica e la comunicazione

Il tempo peruviano sembra contato con un’unità di misura diversa da quella europea, è fatto di ritardi e traccheggiamenti – devo dire che ci stiamo anche adeguando bene – e la regola del gioco è risolvere i problemi un minuto prima che tutto il lavoro ti crolli addosso…è un modo affascinante e rilassato di affrontare la vita che ha poco a che vedere con quello sclerotico che ci appartiene! Senza voler troppo marcare facili generalizzazioni, sembra proprio che i peruviani amino essere cortesemente formali nel comunicare agli altri, si arrampicano in diplomatici giri di parole con l’intento di passare il messaggio, soprattutto quando si tratta di un diniego o di un differente punto di vista, in modo indiretto e con un’estrema cautela.


Nos comunicamos pronto

Chiara

venerdì 10 agosto 2007

Curso






Cari Soci.
Il corso è cominciato lunedì 6 agosto e dopo un inizio un po’ affannoso dovuto a ritardi e slittamenti, adesso viaggia a pieno ritmo. La nostra giornata tipo è: sveglia alle sette, riunione immediata ancora con cispe e grinze da cuscino per discutere il programma della giornata e organizzare il daffare prima dell’inizio del corso. Colazione ricchissima, salto all’ufficio dell’ong Mlal (organizzazione che accoglie il nostro progetto) riunione con il capoprogetto della zona, controllo della posta, un paio di stampe e poi, con uno spetezzante mototaxi, via al paradero per Huanta. Una combi dalle ruote lisce e dal conduttore spettinato ci porta per sette soles (circa due euro) al parque di Huanta all’incrocio con la avenida Jaime Ayala. Da lì andiamo a piedi fino all’ufficio di Aprohoviph dove alle tre in punto inizia il nostro corso di formazione per animatori alla lettura. Il gruppo con cui lavoriamo si è finalmente stabilizzato, sono 25 partecipanti tra i 15 e i 30 anni, tra i quali risplendono gli estremi: un ragazzetto sveglio e curioso di 13 anni ed un professore alto e timidissimo di 58 anni.


Durante gli anni della violenza della guerra interna, Huanta si è distinta per le atrocità che avvenivano all’interno dello stadio comunale. L’esercito della marina aveva riprodotto in piccolo la lezione Cilena ed Argentina, concentrando, torturando ed uccidendo dentro lo stadio i prigionieri che supponevano filo senderisti. Non da meno, gli irregolari del movimento filo maoista uccidevano i campesinos dei pueblos circostanti che non aderivano al processo rivoluzionario. Tutti i partecipanti al nostro corso sono testimoni, per un verso o per l’altro, delle violenze espresse tra il 1980 e il 2000 in questo angolo di Perù che delimita la vasta zona montagnosa della regione di Ayacucho, loro sono gli Afectados por la violencia politica de Huanta.
Ad oggi abbiamo consegnato i libri e i materiali acquistati durante le prime settimane limeñe. Ogni corsista riceve il rimborso per il viaggio di andata e ritorno e a fine lezione facciamo sempre una merenda collettiva a base di panini e Inca Cola (bevanda che si meriterebbe un post a parte). Questa settimana concluderemo la parte più prettamente teorica, per la quale abbiamo dovuto affittare a caro prezzo il video proiettore, e sabato lavoreremo tutto il giorno sulle tecniche di lettura a voce alta.




Del fondo iniziale di € 1358,00, raccolto con il vostro aiuto, ne abbiamo speso per ora circa la metà, e le previsioni di spesa ci mettono a disposizione circa cinquanta euro con i quali faremo un pranzo di chiusura del corso e di despedida.


Bene. Sono le sette e mezzo della mattina. Fuori dalla finestra i cani latrano, le bombe carta esplodono con un carezzevole tremor di vetri e il traffico della strada è già entrato nel vivo di marmitte intossicanti. E’ tempo di colazione, poi anche noi ci getteremo in questa Cafarnao delle Ande.
Saludos

giovedì 9 agosto 2007

Vado al massimo

Antefatto
Se non avete viaggiato, se non avete tormentato i vostri piedi fino a farli chiedere pietà, se non avete odorato gli afrori indigeni della miseria o il caldo soffocante di un pulmanino sgangherato zeppo di gente fino a scoppiare, se non avete sofferto le pene dell’inferno per raggiungere una meta, qualunque fosse, allora chiudete questa pagina e andatevene altrove. Qui si narrano fatti cose e accadimenti che non vi riguardano.

Ida
Se hai poco devi fare con quello che hai. Gran parte della filosofia di vita del sud America si riduce a quest’assunto lapidario. Un furgoncino omologato 13 posti porta venti persone su per il Cañon dal cerro di Humanga arriva fino al cerro di Huanta. I due distretti fanno parte della regione di Ayacucho, una zona montagnosa nella serra peruviana dove, con affascinate alternanza, si intrecciano il clima secco e torrido della sierra con le fertili e rigogliose piane che costeggiano il fiume. Due i colori principali che sfumano. Il giallo della parte alta, tendente all’ocra, dove le piantagioni di tapa (fico d’india) si fanno estese e ininterrotte fino a diventare rosse, dove i sedimenti ferrosi tradiscono l’abbondanza di materie prime e miniere. Il verde, quello abbacinate delle coltivazioni di insalate, quello azzurrognolo dell’acqua del rio e quello della speranza. Quando hai poco, dicevo, devi fare con quello che hai. E’ allora che maturi lo stato d’animo per cui se qualcosa deve andare male, andrà male la prossima volta. Il nostro furgoncino conosciuto come combi, ci porta spediti curva dopo curva in direzione di Huanta. Silenziosi passeggeri quechua dormicchiano sballottati da una carrettera che ha il fondo stradale dalla FiPiLi a metà agosto. Io prego molto, perché le ruote lisce del veicolo non cedano proprio oggi che è il primo giorno di corso. Non starebbe bene arrivare morti all’incontro di presentazione. A qualche chilometro dalla meta salgono sparuti e indifferenti altri quechua raccatati dal chofer. Siamo 23 ben pigiati dentro questa scatola polverosa. A un chilometro dall’arrivo il guidatore si ferma e ci chiede di pagare il pasaje. Si usa così.
Io lo fisso negli occhi, il mio sguardo è tagliente e inequivocabile, il suo è quello di un ubriaco assetato del sorso successivo. Il mio sguardo dice “amico non ci riprovare a guidare così o giuro che ti faccio la pelle”. Il suo dice “3 soles cincuenta”. Pago. Scendiamo.

Corso
Io e Chiara ci facciamo un chilometro sotto il sole rovente della sierra andina. Vi siete mai chiesti perché i quechua hanno il viso arroventato e screpolato a 3000 metri di altitudine? Caspita se picchia lo stellone. I miei labbri sono un fuoco. Le mie spalle sono appese a uno zaino pieno di libri e materiale vario, le mie braccia circondano la scatola con le cartelline, le penne, i lapiz, i quaderni per 25 persone. Chiara si trascina i cinque chili di portatile. Despacio gringos.
Arriviamo al centro juvenil de la Casa de la Memoria. Buenos dias…

Vuelta
“Gracias por haber venido a esto primer dia de presentación”. Salutiamo i corsisti che sono le 5 e trenta del pomeriggio. La nostra coordinatrice peruviana, più attratta dalla nostra giaculatoria che dai compiti che le avevamo pregato di assolvere decide di rimandare a poi la ricerca del video proiettore per la lezione seguente. Usciamo quindi diligenti in fila indiana (andina) alla ricerca del data show. Altri chilometri a piedi. Sono già dodici ore che siamo desti e attivi ma le nostre occhiaie non fanno presa sulla cortese attendente che: “ahime’ il data show serve alla ditta che sta affrontando una settimana di capacitación!”. Ripartiamo alla volta di un’altra officina che però pensiamo bene di chiamare per telefono: nessuno contesta. “Che ore sono Gespo?”- “le sei e mezzo”. Siamo vicini al’equatore, le giornate durano esattamente dodici ore. Alle sei di mattina lo stellone sorge, alle sei di sera lo stellone tramonta. Gli Inca lo adoravano. Apollinea divinità che li ha resi dominatori su tutte le civiltà del Perù, dell’Equador, fino quasi alla Colombia… Almeno per settant’anni. Poi è arrivato Pizarro e addio Atahualpa. Ma adesso noi siamo al buio. Con la triste prospettiva di fare al reves una strada che di notte diventa luogo di caccia per i ladrones. L’ultima combi è partita alle sei. Dovremo affidarci a una impresa di viaggio ovvero un pulman gigante diretto a Lima che ferma anche a Huamnaga. Se hai poco devi fare con quello che hai. L’impresa parte alle sette e mezzo peruviane. Preventiviamo già mezz’ora di ritardo. Prima salgono quelli con il biglietto prenotato. Poi noi Gli ultimi arrivati. Prima di noi: quechua diretti a Vitarte, sacchi di patate, ortaggi, agnelli legati per le zampe. Il pulman e’ full. Ci dicono. Viaggeremo in piedi. Bene partiamo. L’ora passa velocemente. Parlando e ridendo di un’avventura che racconteremo ai nipoti. Solo non auguro a nessuno, nemmeno al mio peggior nemico, di subire il supplizio di un’ora di musica popolare santiagueña. Un misto di sonorità tra i canti cinesi di propaganda maoista e la tammurriata.

Hasta siempre.
Gespo